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Conoscere il gatto

I gatti ed i sogni

Cattura

In un precedente articolo ho parlato del riposo/sonno dei gatti, in questo articolo mi voglio soffermare sui sogni. I gatti sognano? Ebbene si, anche i gatti sognano.

Il cervello dei gatti è simile per aspetto e funzionalità (anatomica e fisiologica) al cervello umano.

Il gatto dorme per periodi brevi sia durante il giorno e sia durante la notte; nei primi 10-30 minuti il sonno tenderà ad essere più leggero, pertanto ogni minimo rumore potrà svegliare micio. Superato questo periodo il sonno si farà più profondo ed allora si potrà notare che:

– il corpo di micio si rilasserà,

– i muscoli si contrarranno,

– gli occhi si muoveranno velocemente sotto le palpebre

– le vibrisse (i baffi più lunghi) inizieranno a muoversi rapidamente

– le zampe, le orecchie e la coda potranno iniziare a muoversi

– micio potrà emettere anche dei miagolii.

In questo stadio detto “paradossale”, in quanto le onde celebrali hanno un andamento molto simile allo stato della veglia, il gatto inizierà a fare dei sogni. Questa fase è simile alla fase REM (Rapid Eye Movement) umana. Dopo una decina di minuti il sonno diventerà nuovamente normale; queste due fasi si alterneranno per tutto il periodo del sonno.

Ma cosa sogna il gatto?

Il sonno REM permette di fissare le esperienze, di ricordare e riorganizzare. Si può pertanto ipotizzare che riviva in sogno la vita quotidiana con le sue attività, quanto successo durante il giorno, il rapporto con i membri del nucleo familiare, ecc.. Può succedere anche che micio faccia dei brutti sogni ed allora potrà emettere dei ringhi sordi. La fase REM quindi è molto importante, se viene interrotta il corpo di micio cercherà di riprenderla o recuperarla, ma la carenza potrà portare ad importanti danni sulla sua salute e ripercussioni sul suo comportamento.

A conclusione del ciclo di sonno micio tenderà a leccarsi ed a stiracchiare i muscoli.

Il gatto può scegliere di dormire in postazioni solitarie oppure in compagnia.

Può capitare di vedere micio dormire coprendosi il naso con le zampe; il naso ha la funzione di termometro della temperatura esterna, pertanto può assumere questa posizione per proteggere il muso e per tenerlo più al caldo, ad es. quando fa freddo.

Arricchimento ambientale, Conoscere il gatto, Interagire nel modo corretto

La vecchiaia nel gatto

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Il gatto selvatico vive in media 5-6 anni e quindi non arriva fino all’età della vecchiaia. Questa fase di vita è tipica del gatto domestico, che può vivere circa 12-15 anni (a volte anche oltre i 20 anni). A partire dai 10 anni c’è la possibilità che il micio inizi ad avere segnali e comportamenti legati appunto alla vecchiaia.

La vista e l’udito possono diminuire gradualmente, può essere soggetto ad artrosi ed avere quindi problemi con le ossa e le articolazioni, le fibre muscolari possono iniziare a diminuire e le cellule nervose a morire. Il gatto anziano potrebbe provare dolore/disagio fisico nel fare alcuni movimenti, ad es. avere difficoltà a saltare/scendere, arrampicarsi, lavarsi, ecc..

Con l’insorgere della vecchiaia possono diminuire le sue capacità cognitive ossia l’apprendimento, la memoria, l’attenzione, le abilità di movimento nell’ambiente.

Il gatto potrebbe soffrire quindi di senilità o demenza senile proprio come succede agli esseri umani.

Alcuni segnali di senilità possono essere:

-disorientamento spaziale, ossia confusione sul luogo in cui si trova; è spaesato nel suo ambiente e non riesce più ad orientarsi

-disorientamento temporale, confusione sul momento della giornata

-cambiamenti del ciclo sonno-veglia

-aumento dei bisogni in giro e diminuzione quindi dell’uso della lettiera

-cambiamento nelle interazioni con i membri della famiglia (aumento dell’aggressività o della ricerca/attaccamento)

-cambiamento nel rapporto con il cibo con il relativo aumento o diminuzione dell’appetito

-diminuzione della pulizia

-cambiamento nel suo comportamento generale

-cambiamento nell’apprendimento e nella memoria

-miagolio eccessivo ed inappropriato

Se sono presenti alcuni di questi segnali è bene portare il gatto dal veterinario per valutare le sue condizioni di salute.

La senilità non può essere curata in quanto è fisiologica, ossia tipica della vecchiaia; si può però migliorare la vita del micio e rallentare lo sviluppo di alcuni effetti tramite ad. es una dieta adatta ed integratori mirati.

Il gatto anziano va stimolato nel modo giusto, va fatto un arricchimento ambientale adeguato alla sua condizione, ad es. va limitata l’ampiezza dei salti ed inserite delle rampette per permettere di arrivare alle postazioni elevate in modo più facile. Le modifiche all’ambiente vanno introdotte gradualmente per non destabilizzare il micio. E’ importante anche proporre giochi ed attività di problem solving per stimolarne il ragionamento.

La stimolazione mentale ( l’arricchimento ambientale, i giochi ed il problem solving) ha la funzione di aumentare la crescita e la sopravvivenza delle cellule nervose nel cervello ed aumentare le funzioni cognitive.

Dei piccoli accorgimenti da adottare per migliorare la vita del gatto anziano possono essere:

-evitare di mettere le ciotole di cibo ed acqua in postazioni alte e/o difficilmente raggiungibili

-prendere l’abitudine di aprire/chiudere la porta per permettere al gatto di uscire/entrare in casa, il micio anziano può trovare difficoltà ad usare la gattaiola

-evitare di introdurre in casa un nuovo animale, perché sarebbe fonte di stress elevato.

-mettergli a disposizioni delle postazioni tranquille ed appartate dove poter dormire e riposare

– permettere al micio anziano di poter dormire nella stessa stanza del suo umano durante la notte, perché la sua vicinanza ha un effetto rassicurante

-aumentare la presenza di lettiere prevedendo anche alcune con bordi bassi per facilitare l’entrata/uscita

-tenerlo al caldo, perché il gatto anziano può perdere nel tempo la capacità di regolare la sua temperatura corporea

-lasciare sparsi in casa panni con l’odore dell’umano di riferimento, perché diventano dei punti di riferimento

Il gatto anziano ha bisogno di certezze e di stabilità, è molto importante per lui l’umano di riferimento, in quanto la sua voce e la sua presenza riescono a tranquillizzare il micio in un momento di disorientamento e confusione.

Non tutti i gatti anziani soffrono di demenza senile, alcuni infatti nonostante l’avanzare della vecchiaia mantengono l’agilità fisica e la capacità mentale.

E’ molto importante stimolare nel modo giusto il gatto durante tutta la sua vita per mantenere in esercizio sia il fisico e sia la mente.

Conoscere il gatto, Interagire nel modo corretto

Il gatto e le carezze

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Ci sono gatti che amano l’interazione tramite le coccole ed altri invece tramite ad es. il gioco.

Il gatto deve poter decidere quando essere accarezzato e va rispettata quindi questa sua scelta.

Non bisogna mai imporre al micio un contatto fisico forzato.

A nessun essere vivente piace essere toccato senza consenso e perché dovrebbe piacere proprio al gatto?

Se non conosciamo il micio, bisogna permettergli di prendere prima confidenza con il nostro odore, allungando ad es. un dito verso di lui. Il gatto in questo caso potrà adottare i seguenti comportamenti:

-allontanarsi

-sedersi ad una certa distanza da noi per evitare di essere toccato

-annusare il dito ma comunque cercare la distanza

-annusare il dito e strusciarsi su di lui

Solo nell’ultimo caso il gatto sta acconsentendo alla carezza.

Ma con il gatto che invece conosciamo la questione è diversa, perché può essere lo stesso micio ad avvicinarsi per richiedere le coccole, a strusciarsi su di noi.

Qualche gatto nel cercare le carezze miagola anche.

Se il contatto diventa troppo insistente il micio cercherà di esprimere questo suo disagio, ossia si potrà allontanare ed allora il messaggio che sta dando sarà molto chiaro; altre volte invece il messaggio può essere più sottile e questo genera spesso dei fraintendimenti o incomprensioni tra gatto ed umano.

Ecco alcuni segnali che il gatto può usare per dimostrare fastidio:

-miagolio diverso dalle fusa

-orecchie posizionate leggermente appiattite ed all’indietro

-movimento della coda

-spasmi della pelle

-artigli fuori

-zampa alzata

-sguardo verso la mano

Se nonostante questi segnali si continuerà ad accarezzare il micio, allora ne potrà seguire il graffio od il morso.

Il gatto deve poter scegliere quando essere toccato, dove e per quanto tempo.

Se iniziamo a fare attenzione a questi particolari micio si sentirà rispettato ed allora capirà che non avrà più bisogno del morso o del graffio per fermare il contatto.

Accarezzare il micio solo con il suo consenso creerà le basi per una relazione fondata appunto sul rispetto e la fiducia reciproca.

 

(Articolo scritto per Zampa Vacanza Blog e pubblicato ad Agosto 2019)
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Il gatto e le emozioni

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Nel momento in cui si valutano le emozioni del gatto un errore, che viene fatto molto comunemente, è quello di riversare sentimenti umani attribuendoli all’animale. I gatti provano emozioni ma le vivono e le esprimono in modo diverso; alcune emozioni sono simili alle nostre, mentre altre sono diverse, ad es. il dolore ed il lutto sono emozioni provate da tutti gli esseri viventi, può variare l’intensità vissuta dal singolo (come succede anche nell’uomo), ma di base sono sentimenti che tutti provano. E’ importante cercare di entrare in empatia e quindi sentire nel vero senso della parola le emozioni del micio. Non bisogna mai attribuire sentimenti umani su un individuo non umano, ma cercare di riconoscere le sue emozioni nel modo corretto. Le emozioni del gatto si sono evolute nel tempo per adattarsi a situazioni molto diverse rispetto appunto a quelle umane.

L’emozione dipende dall’umore e dalla personalità. E’ una reazione personale, soggettiva e unica. L’evento che ha generato una forte emozione tende ad essere ricordato.

L’emozione dura soltanto qualche secondo/minuto, oltre tale periodo si parla di cambiamento dell’umore. L’emozione provoca un’espressione corporea automatica, non controllata e delle reazioni fisiologiche (mimica facciale, altezza del corpo, postura, movimento della coda, ecc..).

L’umore (timia) è uno stato emotivo di base.

L’umore ha la capacità di influenzare le emozioni, le cognizioni, le percezioni, i comportamenti e le reazioni. Gli umori si possono classificare in 3 categorie in base alla loro durata:

-quelli legati alla personalità (temperamento)

-quelli legati all’organismo ad es. fisiologici (timore, ansia, irritabilità, ecc..) o patologici (come depressione)

-quelli di breve durata, da alcuni minuti ad alcuni giorni (come le emozioni/sensazioni prolungate dovuti ad eventi esterni).

Le emozioni possono essere istintive o come conseguenza dello sviluppo delle relazioni sociali.

Il gatto possiede una serie di emozioni che lo aiutano ad adattarsi ed a sopravvivere, ma gli servono anche a creare legami tra gli essere viventi (umani e non).

Le emozioni possono essere:

  • primarie ossia fondamentali, semplici, impulsive e legate alla sopravvivenza ed al mantenimento del suo stato di equilibrio. Sono facilmente visibili e riconoscibili. Tra le emozioni fondamentali ci sono: sorpresa, paura, rabbia, gioia, tristezza e disgusto.
  • secondarie che nascono a seguito di determinate risposte e sono pertanto più flessibili, sono subordinate a delle cognizioni e sono di conseguenza delle sensazioni. Tra le emozioni secondarie ci sono: stress, depressione, euforia.

Le emozioni di base (paura, disgusto, rabbia,..) provocano quindi dei cambiamenti chimici nel corpo in risposta ad uno stimolo; le emozioni però non sono solo indotte dai cambiamenti fisiologici ma anche da una componente mentale coinvolta.

Il gatto prova emozioni ed è empatico, sa cogliere le espressioni più piccole e sottili di ogni individuo (umano e non) ed è sensibile all’umore altrui; tenderà quindi a comportarsi in modo diverso:- se l’umano è sorridente, si avvicinerà- se è preoccupato, si allontanerà.Il gatto è in grado di interpretare la comunicazione non verbale, di cogliere le sfumature espressive, di riconoscere gesti ed espressioni, di imparare a conoscere con il tempo tutti i membri della famiglia in tutte le loro sfaccettature ed a valutare la risposta adeguata alla situazione. L’affetto che il gatto prova, si manifesta tramite lo strusciarsi, il “fare la pasta”, il chiedere le carezze. Spesso ci sono delle incomprensioni tra uomo e gatto, che sono dovute all’errata interpretazione di alcune azioni e sentimenti. Le emozioni del gatto vanno interpretate nel modo corretto, bisogna cercare di mettere da parte i propri sentimenti per accogliere quelli del micio, non sempre è facile, ma se alla base c’è il desiderio di rendere felice e sereno il proprio gatto si riuscirà a sviluppare nel tempo l’empatia.

 

(Articolo scritto per Zampa Vacanza Blog e pubblicato a Giugno 2019)
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Il Trasportino

trasportino

Il trasportino è uno strumento utile per spostare in sicurezza il micio in determinate occasioni, come ad es. in caso di viaggi o per andare dal veterinario; in commercio ne esistono di tanti tipi (forme, dimensioni e materiali diversi).

E’ una buona abitudine pulirlo dopo essere stato usato fuori casa.

Non tutti i gatti hanno un buon rapporto con il trasportino.

Per abituare micio la prima cosa da fare è rendere il trasportino sempre disponibile all’interno della casa. Bisogna posizionarlo in una zona tranquilla e mettere al suo interno un cuscino o una copertina, che il gatto solitamente usa.

All’inizio micio sarà titubante e sospettoso, ma sarà un atteggiamento normale essendo abituato a vederlo solo in alcune occasioni (es. per andare dal veterinario). Provate a giocare nei pressi del trasportino ed a metterci dentro del cibo gustoso ed alcuni giochi.

Trascorsi alcuni giorni, durante i quali il gatto si sarà abituato alla sua presenza, si potrà iniziare a socchiudere leggermente lo sportello del trasportino mentre micio sarà dentro.  Lo step successivo sarà tenerlo chiuso al suo interno per qualche secondo. Fate passare qualche giorno tra uno step e l’altro per non stressare troppo il gatto.

Bisogna cercare di:

-rendere questa esperienza più piacevole possibile sia attraverso il gioco e sia attraverso dei premietti/snack gustosi

-mantenere un atteggiamento tranquillo e rilassato mentre si fanno queste attività.

Quando micio ormai si sarà abituato a stare per alcuni minuti chiuso al suo interno, potrete passare a fargli vivere la sensazione del trasporto:

– prima all’interno della casa,

– poi dopo qualche giorno fino al pianerottolo/androne del palazzo,

– poi fino alla macchina,

– step finale un giro in auto (prima per il quartiere poi man mano per una distanza sempre più lunga).

I giorni da far passare tra uno step e l’altro potranno essere variabili, dipenderà infatti dalla reazione del gatto. Abituare micio al trasportino potrebbe volerci un po’ di tempo, ma è molto importante procedere in modo graduale. Ci sono gatti più intraprendenti, altri più timorosi ed insicuri.

La cosa importante è rispettare sempre la singolarità di ogni micio.

 

(Articolo scritto per Zampa Vacanza Blog e pubblicato a Maggio 2019)
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Mamma-gatta ed i cuccioli

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Il periodo dell’accoppiamento segue i cicli basati sulla luce solare e sulla temperatura, ad es in Italia le stagioni sessuali dei gatti tendono ad andare dalla primavera all’autunno e quindi durante questo periodo la femmina è soggetta ad un maggior numero di calori.

La gestazione delle gatte è di circa 63 giorni.

Una gatta in media può partorire 4/5 cuccioli, ma può arrivare anche fino a 10.

Le gatte al loro primo parto sono dette “primipare” e dal momento che sono inesperte potrebbero non essere in grado di adottare da subito un comportamento corretto durante il parto, ad es rompere il sacco amniotico per liberare il gattino e permettergli quindi di respirare. La placenta viene mangiata da mamma-gatta, in quanto è ricca di sostanze nutritive; i primi giorni di vita dei cuccioli  rimane infatti costantemente con loro.

I gattini appena nati sono ciechi e parzialmente sordi, non possono regolare la loro temperatura corporea e non sono autonomi ad eliminare i bisogni fisiologici, per questo mamma-gatta li lecca in modo molto intenso per stimolare la respirazione, la digestione, il metabolismo e l’eliminazione. I gattini appena nati devono poter prendere il primo latte della mamma detto “colostro”, che è ricco di sostanze nutritive e di anticorpi.

Per le prime 3-4 settimane mamma-gatta tenderà a rimanere con i piccoli più del 70% del suo tempo, per prendersi cura di loro, poi piano piano andrà a diminuire per arrivare circa al 16% intorno alla quinta settimana.

Quando i cuccioli inizieranno a muoversi nell’ambiente circostante, la madre tenderà a reagire in modo molto reattivo al loro pianto, raggiungendoli e prendendoli per la collottola al fine di riportarli al sicuro.

L’interazione tra mamma-gatta ed i suoi cuccioli è molto importante e l’osservazione della mamma permette loro di imparare molto velocemente.

Verso la terza settimana i gattini iniziano a mettere i denti da latte e la poppata comincia a diventare man mano dolorosa. L’inizio dello svezzamento parte intorno ai 40 giorni di vita dei cuccioli, quando mamma-gatta comincia ad educarli alla caccia. Per i gatti domestici lo svezzamento dei cuccioli consisterà nel mangiare pian piano un cibo sempre più consistente e mirato per i cuccioli, la caccia potrà essere sostituita dal gioco e le prede dai giocattoli.

Mamma-gatta insegna ai cuccioli ad es. come lavarsi, come coprire i bisogni, a cacciare ed a diventare un gatto adulto equilibrato. La frustrazione da svezzamento, quando mamma-gatta allontana il cucciolo che cerca ancora di prendere il suo latte, è un passaggio fondamentale per l’equilibrio psicologico del gattino.

Lo svezzamento definitivo dal latte materno si ha intorno ai due mesi/due mesi e mezzo circa, mentre quello psicologico si ha verso i 4 mesi.

A partire dalla terza settimana circa i gattini iniziano a giocare tra di loro e con la mamma, attraverso il gioco imparano a dosare il morso ed il graffio.

A partire dalla quarta/quinta settimana mamma-gatta inizia ad adottare dei metodi per educare i cuccioli:

-aggressione da svezzamento, cerca di scoraggiare la poppata adottando posizioni che la rendono difficile o allontanandosi da loro, a volte può arrivare anche a dare delle zampate sul loro naso

-aggressione disciplinare, quando i gattini sono troppo irruenti o la infastidiscono ed allora ricorre alla zampata o fermando il cucciolo usando anche il morso ed il ringhio

-aggressione educativa, per inibire il cucciolo lo gira sulla schiena e gli sgraffia il ventre.

Queste tecniche educative non hanno il fine di “aggredire” il cucciolo nel vero senso della parola, ma di educarlo ed infatti sono sempre seguite da comportamenti di cura, leccamento e sfregamenti. Mamma-gatta non fa loro del male ed i cuccioli non hanno paura di lei.

E’ molto importante che nei primi mesi di vita i gattini non vengano mai separati dalla loro mamma.

 

(Articolo scritto per Zampa Vacanza Blog e pubblicato ad Aprile 2019)
Conoscere il gatto, Interagire nel modo corretto

Il gatto e la disabilità

disabilità

Alcuni gatti possono nascere già con la disabilità, altri invece possono diventarlo nel corso della loro vita a seguito di incidenti, di malattia o di vecchiaia.

Ci possono essere:

– gatti con 2 o 3 zampe,

– gatti ciechi,

– gatti sordi,

– gatti sordo-ciechi,

– gatti affetti da spasmi muscolari (con problemi di coordinazione e tremore muscolare),

– gatti con ipoplasia radiale (con gli arti anteriori gravemente paralizzati e le singole dita delle zampe che vanno in direzioni differenti).

I gatti hanno una grandissima capacità di adattarsi e di reagire alla loro condizione disabile e con il tempo riescono istintivamente a sviluppare le parti del corpo (ad. es le zampe) e del cervello (i sensi rimasti) per sopperire al senso/arto mancante, imparando a valutare alternative possibili nel fare determinate attività.

Quando la perdita di un senso (vista, udito) è graduale, ad es. dovuto all’avanzare degli anni, il gatto riesce a compensare ed a fronteggiare a mano mano questo suo nuovo stato e spesso i padroni non si accorgono della sua sopraggiunta disabilità.

Un gatto nato con la disabilità vive e considera la sua situazione in modo diverso, in quanto per lui è la normalità, non si vedrà infatti come un gatto “diverso”. Il gattino, crescendo, imparerà a fare tutto in modo autonomo.

Un gatto che ha vissuto l’insorgere della disabilità a seguito di incidenti o malattia, riuscirà ad adattarsi in modo sorprendente ed a far fronte a questa sua nuova condizione. Sarà necessario però un lasso di tempo per “accettare” la sua nuova situazione, ossia comprendere i suoi nuovi limiti e regolarsi di conseguenza. Il tempo per acquistare una propria indipendenza sarà variabile, in quanto l’età del gatto influirà molto sul recupero.

Un gatto disabile potrà vivere la sua “vita da gatto” in tutta serenità, l’umano di riferimento dovrà però adottare, a seconda della disabilità, mirati accorgimenti sia nel territorio del micio (casa/appartamento) e sia nel suo comportamento con il micio (interazioni), per permettere al gatto di svolgere le sue attività quotidiane.

Il gatto disabile deve poter fare esperienze nella sua nuova condizione, senza che i membri umani della famiglia intervengano subito per paura che si faccia male, ma solo se veramente necessario (ossia in caso di pericolo), perché il gatto nella fase di transizione avrà bisogno di poter sbagliare per comprendere i suoi nuovi limiti.

 

(Articolo scritto per Zampa Vacanza Blog e pubblicato a marzo 2019)